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L’Abruzzo è passato dai tre Contratti di Fiume riguardanti Tordino, Sagittario ed il bacino Tavo-Fino, alle sedici iniziative attuali che concernono anche Alento, Aterno, Arielli, Fino, Liri, Nora, Piomba, Sangro, Saline, Trigno, Pescara, Vomano-Mavone ed il contratto di foce dell’Alento.

Il Contratto di Fiume è un protocollo giuridico per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua. Secondo la definizione data dal 2º World Water Forum, il Contratto di Fiume permette “di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale”.

L’Abruzzo ha visto crescere in maniera esponenziale il numero di iniziative legate ai Contratti di Fiume il cui obiettivo è valorizzare le risorse dei bacini idrici che da sempre hanno caratterizzato la crescita economica e sociale della regione. Il contratto è difatti un importante dispositivo di programmazione e governo del territorio, un mezzo per la lotta al degrado ambientale che consente di trasformare i corsi d’acqua in un’opportunità di sviluppo turistico ed economico.

L’Abruzzo è stata la prima regione del Centro-Sud ad istituire un apposito assessorato per i corsi fluviali ed un ufficio sui contratti di fiume. Non è un caso, infatti, che siano disponibili risorse importanti sia nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale (PSR), sia nel Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) che nella Finanziaria. Sono previsti fondi anche nell’ambito dei bandi europei Horizon 2020 e Life 2014-2020.

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