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I dati analizzati dalla comunità scientifica internazionale, ed esposti nel V° rapporto di valutazione dell’International Panel for Climate Change (IPCC), confermano che i cambiamenti climatici sono in atto e che il riscaldamento globale è inequivocabile. Nel rapporto, viene specificato chiaramente che è estremamente probabile che più della metà dell’aumento osservato nella temperatura superficiale dal 1850 al 1910 sia stato provocato da attività di origine antropica tra cui: emissioni di gas serra, aerosol e cambiamenti nell’uso del suolo (land use, land use change and forestry – LULUCF). In base ai quattro scenari presentati nel quinto rapporto, l’aumento delle temperature globali rispetto ai livelli preindustriali oscillerà tra i 2°C fino a superare i 5°C a fine secolo. Gli impatti di quanto sta avvenendo al sistema clima si stanno abbattendo, già da alcuni anni, sull’intero pianeta e molti di essi stanno interessando tutte le regioni d’Europa, causando una vasta serie di ripercussioni sulla società, sulla salute dell’uomo e sull’ambiente. Consapevole del fatto che il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi decenni, a partire dagli anni Novanta, l’allora Comunità Europea ha dato vita ad un complesso quadro politico-legislativo atto a contrastare l’aumento della temperatura globale e a ridurre le emissioni di gas climalteranti. Nell’ottica di porsi come testa di diamante nella lotta al cambiamento climatico, l’Unione Europea ha dunque legato a doppio filo le politiche climatiche ed energetiche in tutti i settori di azione, in modo da conseguire i seguenti obiettivi: consumo più efficiente di un’energia meno inquinante; trasporti più puliti e più equilibrati; responsabilizzazione delle imprese senza comprometterne la competitività; gestione del territorio e agricoltura al servizio dell’ambiente e creazione di un quadro favorevole alla ricerca e all’innovazione. E questo, nonostante le crescenti difficoltà nel conciliare le sue alte ambizioni in tema ambientale con le esigenze di crescita dell’industria europea, la quale lamenta il rischio di perdere competitività a vantaggio di industrie di altri paesi su cui non gravano restrizioni simili. Obiettivo ultimo: la transizione verso un futuro low-carbon e il rafforzamento della capacità di resilienza e adattamento dell’UE agli impatti dei cambiamenti climatici. Per raggiungere tali ambiziosi obiettivi, però, è necessario non solo imporsi come soggetto trainante all’interno del processo negoziale delle Nazioni Unite ma anche dar vita ad una serie di politiche dal basso che stimolino la partecipazione e il coinvolgimento delle amministrazioni locali e dei cittadini. In definitiva, ad oggi, l’UE ha fatto della lotta al cambiamento climatico una delle priorità del suo programma di interventi, sia sul piano interno che a livello internazionale, sostenendo, anche in sede negoziale, la necessità di affrontare e contrastare i cambiamenti climatici attraverso impegni collettivi vincolanti di riduzione delle emissioni e la persecuzione di una concreta ed efficiente politica multilaterale volta a definire il cambiamento climatico anche come una questione inerente la sicurezza.

fonte : http://www.ispionline.it/it/school/corsi/calendario/energia-e-cambiamenti-climatici-ruolo-e-politiche-dellue-tra-processo-negoziale-e-citizens-engagement-16032

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